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Trama
OLIVER LAXE
Nato a Parigi nel 1982, Oliver Laxe è il figlio di due emigranti galiziani. Quando Laxe ha sei anni, la famiglia decide di tornare in Galizia, nella Spagna nord-occidentale. Dopo aver completato gli studi in Comunicazione audiovisiva, Laxe si trasferisce a Tangeri, Marocco, dove auto-produce e realizza Todos vós sodes capitáns, film che si guadagna il Premio FIPRESCI in occasione della Quinzaine des Cinéastes di Cannes nel 2010. Nel 2016 riceve il Grand prix de la Semaine de la critique per Mimosas, girato sulla catena montuosa dell’Atlante. Al ritorno in Galizia, realizza O que arde nel cuore delle montagne dell’Os Ancares, film che vince il Prix du jury nella sezione Un certain regard del Festival di Cannes del 2019. Quindici anni dopo il suo debutto a Cannes e dopo aver presentato i propri lavori e vinto premi in ciascuna delle sue sezioni, Oliver prende parte per la prima volta alla Competizione principale con Sirāt, girato nel deserto del Sahara.
Recensione
«Molti di noi si chiedono se, in quanto individui e in quanto società, siamo davvero capaci di cambiare, di non ripetere all’infinito gli stessi errori. La risposta è tutt’altro che ovvia. I tempi in cui viviamo sono destabilizzanti. Nonostante tutte le nostre migliori intenzioni, nonostante le imposizioni date dal contesto in cui viviamo, cambiare rotta è incredibilmente difficile. Eppure, nelle esperienze di prossimità alla morte, qualcosa al nostro interno sembra schiudersi. In quei momenti, la trasformazione diventa possibile. Una trasformazione in positivo. Si tratta di situazioni di un’autenticità radicale, in cui la vita ci afferra e ci chiede di definire la nostra identità prima di gettarci in un abisso da cui sembra non esserci alcun riparo. La vita ci impone di chiudere gli occhi e attraversare un campo minato. In momenti del genere, sono convinto che gli esseri umani possano dare il meglio di sé, una forza che fonda le sue radici nell’istinto di sopravvivenza, così come nella nostra vera essenza.»