Toggle navigation
C:\fakepath\image-4.jpeg

SHEEP IN THE BOX

di HIROKAZU KORE'EDA — Giappone, 2026, 126 min.

Con Haruka Ayase, Daigo, Rimu Kuwaki.

Cinema mignon  TRAILER
Cinema mignon  ACQUISTA BIGLIETTO ONLINE

Trama

Interpretato da Haruka Ayase, Daigo e dal giovane Rimu Kuwaki, il film è ambientato in un futuro non troppo lontano e racconta la storia di Otone e Kensuke, una coppia che, dopo aver perso il figlio, accoglie nella propria casa un robot umanoide identico al bambino scomparso.

Un’intensa storia che riflette sulla perdita, sull'amore e sul rapporto tra esseri umani e intelligenza artificiale.

Recensione

«L’idea di questo film mi è venuta nella primavera dello scorso anno, quando mi sono imbattuto in un articolo di giornale su un’azienda cinese che utilizza l’intelligenza artificiale generativa per riportare in vita i defunti. Avevo sentito parlare di un progetto simile anche in Giappone, dove questa tecnologia era

stata utilizzata per riportare in vita un famoso cantante scomparso per fargli interpretare una canzone inedita, cosa che ha suscitato reazioni molto contrastanti. Sebbene a mio parere la questione etica – chi appartengono davvero i morti? – sia di grande rilevanza, capisco che quando perdi una persona cara provi il desiderio di rivederla, in un modo o nell’altro, e di dirle tutto ciò che non le hai potuto dire quando era in vita. Ho quindi voluto scrivere una storia incentrata su personaggi alle prese con queste problematiche. L’intelligenza artificiale, i defunti e persino gli alberi e le foreste che attraversano questa storia sono spesso considerati nella cultura occidentale come minacce o forze ostili alla vita umana. Ma nelle culture orientali non è così, hanno delle connotazioni leggermente diverse. È una forma mentis che è profondamente radicata anche in me e che mi ha portato a scrivere questo film chiedendomi se sarei riuscito a immaginare una storia di questo tipo – e il suo epilogo – senza farla diventare una distopia tradizionale. Sebbene il film sia ambientato in un futuro prossimo, spero che possa essere visto anche come un racconto universale sul fatto che i figli, un giorno, finiscono inevitabilmente per lasciare i propri genitori.»  (25 aprile 2026,  Kore Eda Hirokazu)