di Pupi Avati — Italia, 1976, 110 min.
Con Lino Capolicchio, Francesca Marciano, Gianni Cavina, Giulio Pizzirani..
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Trama
Film tra i più rappresentativi del giallo italiano, La casa dalle finestre che ridono brilla di luce propria grazie alla carica personalissima che Avati infonde al racconto, andando a creare atmosfere tanto legate al reale quanto sospese nell’incubo. La sua è una favola rurale nera e spietata, dove convivono tensione e mistero, e in cui sono gli elementi più naturali e semplici a pulsare di terrore e raccapriccio. Ad Avati non occorre l’artificio e non serve il “gioco” del thriller: sono i paesaggi, i dettagli e le personalità deviate della provincia senza speranza a tessere la tela senza scampo in cui Lino Capolicchio si ritrova intrappolato e in cui angoscia e orrore finiscono col corrispondere con il semplice quotidiano.
Tra simbolismi artistici e religiosi e un crescente senso di claustrofobia, è attraverso questa spontaneità che ci ritroviamo a non poter fidarci più di nessuno. Il delta del Po diventa il confine del mondo, ed è in pieno sole, davanti a cieli smisurati e a un orizzonte piatto, che brilla l’oppressione di un mondo popolato di personaggi malsani, rinchiusi in un passato moribondo - tra ville diroccate, reticenze e perversioni - che al contempo, per come Avati riesce a raccontarne le viscere, ci arriva genuino e ripugnante allo stesso tempo.
Recensione
«È una storia di matti, fino a ieri ho raccontato matti innocui, fantastici, che odoravano di buono. Qui ho raccontato invece una delle seicento storie della terra nostra, inventata lì per lì, col solo intento di spaventare. E spaventare, allora, ti parlo di quando ero bambino, era modo di educare.» (Pupi Avati)