di Fortunato Cerlino — Italia, 2025, 109 min.
Con Salvatore Esposito, Marianna Fontana e Mario Di Leva.
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Trama
Periferia di Napoli, anni Ottanta. Felice, dieci anni, vive con la famiglia in una palazzina fatiscente, in un quartiere dove povertà e violenza soffocano l’infanzia e il futuro sembra già scritto. Solo i sogni rappresentano una via di fuga. A incoraggiarlo c’è la maestra Giulia, mentre le imprese di Neil Armstrong, dalle pagine del suo sussidiario, alimentano l’immaginazione: forse anche lui potrà lasciare Pianura e arrivare sulla Luna. Per riuscirci, però, dovrà affrontare l’angoscia più profonda e dolorosa: quella del distacco. Si può cambiare il passato? Ed è vero che chi è nato tondo nun pò murí quadrato? L’esordio alla regia di Fortunato Cerlino, tratto dal suo romanzo Se vuoi vivere felice, sostenuto da un magnifico cast e dall’intensa interpretazione del giovanissimo protagonista Mario Di Leva, è un gioiello di poesia e speranza. Come afferma lo stesso regista: «Esiste un’uscita dall’inferno, ma quella porta la si può vedere solo ad occhi chiusi». Realistico e poetico, lontano da Gomorra, il film ci dice che il passato può essere illuminato e che il destino non è mai già scritto.
Recensione
DICHIARAZIONI DEL REGISTA
«Quella di Felice è una lotta per la sopravvivenza per emanciparsi dal contesto di povertà e violenza in cui è immerso. Felice però è solo un bambino e l’unica strada che può percorrere per evadere da quel mondo disfunzionale è aggrapparsi tenacemente ai suoi sogni, alla sua capacità di immaginare una realtà alternativa. Felice sa che, così come per il paracadutista di plastica con cui gioca, la forza di gravità di quel mondo che vorrebbe schiacciarlo al suolo può essere vinta. Volare è possibile ma il muro immaginario che lo circonda è difficile da valicare. Credere che oltre quella prigione esista la libertà è un compito arduo per un bambino di dieci anni quando ciò che lo opprime è morte, indigenza, violenza, paura e rabbia. Quel mondo divora i sogni, appesantisce chi prova a salire in alto, aggredisce sul nascere ogni germoglio di emancipazione. Inoltre i diversi fanno paura, perché se andare oltre è un viaggio personale dell’eroe, il contesto che lo circonda teme quella possibilità»