di Jean-Luc Godard — Francia, 1960, 90 min.
Con Jean Seberg, Jean-Paul Belmondo, Daniel Boulanger.
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Trama
«I quattro mesi che sono passati tra la prima proiezione ‘pirata’ e la prima pubblica di Fino all’ultimo respiro, il 16 marzo 1960, hanno permesso alla pellicola di Godard di acquisire una notorietà credo mai raggiunta prima dell’uscita di un film; notorietà dovuta al premio Jean Vigo, all’uscita di un disco, di un romanzo, ispirato al film in maniera molto lontana e infedele, e soprattutto alle recensioni della stampa che si sono dimostrate ugualmente e insolitamente appassionate sia nell’elogio che nella stroncatura.
Tra tutti i film girati nello stesso periodo dalle matricole del cinema francese, Fino all’ultimo respiro non è il migliore, dato che I 400 colpi lo supera di stretta misura; non è neanche il più impressionante: c’è Hiroshima mon amour. Ma è il più rappresentativo.»
Recensione
À bout de souffle appartiene, per sua natura, al genere di film in cui tutto è permesso. Qualsiasi cosa facessero i personaggi, poteva essere integrata al film. Era il punto stesso di partenza del film […] Quello che desideravo fare era partire da una storia convenzionale e rifare, ma in maniera diversa, tutto il cinema che era già stato fatto. (Jean-Luc Godard)
Tutto il film era, e credo che sia, un capolavoro. La storia, il modo di girare, il modo di montare, il modo di raccontare è stato veramente rivoluzionario. Ci sono film che non hanno retto al tempo, non è il caso di À bout de souffle: un capolavoro che va visto dalle vecchie e dalle giovani generazioni di cinefili. Fino all’ultimo respiro è un film che ha superato la moda. (Marco Bellocchio)