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Premio del publico al Festival di Venezia

Un divano a Tunisi

di Manele Labidi — Francia, 2019, 88 minuti
Commedia

Con Golshifteh Farahani, Majd Mastoura, Feriel Chamari.

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Trama

«Volevo filmare la Tunisia post-rivoluzione dei gelsomini e, in particolare, la classe media, cioè quella parte di popolazione profondamente lacerata tra modernità e tradizione. Scegliere come espediente narrativo la psicoanalisi (che è abbastanza marginale in Tunisia) e declinare la storia in forma di commedia, mi ha permesso di creare personaggi complessi e di mettere l'accento sulla loro dolce follia e vitalità ma anche di mostrare quelle sofferenze in un contesto nel quale la rivoluzione ha amplificato queste energie e ha spinto gli individui in un terreno reso impervio dalla crisi economica e dall'ascesa dell'islamismo». [Manele Labidi]

Recensione

Manele Labidi è una regista franco tunisina che ha studiato e, per qualche anno, lavorato nel campo della finanza prima di cambiare vita e diventare una filmmaker. Ha collaborato a diversi progetti di scrittura e regia per il teatro, la radio e le serie televisive. Il suo primo cortometraggio, Une chambre à moi, si riferisce a un saggio di Virginia Woolf (A Room of One's Own) ma in chiave tragicomica. Nel 2016 ha partecipato a un corso di sceneggiatura alla FEMIS di Parigi. Un divan à Tunis è il suo primo lungometraggio.