Chi siamo? Una piccola factory con una passione concreta.
Un pugno di vecchi amici professionalmente occupati in altri ambiti lavorativi.
Gli ultimi idealisti del cinema puro che resistono, barricati in trincea.
Dal 1977, l’esistenza del “Mignon” di Mantova si fonda sulla disponibilità e sull’impegno di tutti quelli che, in modi diversi, hanno contribuito e contribuiscono alla gestione della piccola sala secondo il criterio di maggiore o minore disponibilità personale. Oggi lo chiamano volontariato.
Siamo cinefili? No, piuttosto cinepatici – nel senso che non abbiamo scelta: non si tratta solo di frequentare più o meno assiduamente una sala, di provare piacere e divertimento davanti a uno schermo. Illudendoci che il cinema sia un’arte, cerchiamo accanitamente di difenderlo da sè stesso (l’industria), dal pubblico (il commercio), persino da chi lo fa (il divismo). Insomma, il nostro è un vero e proprio vizio. Finché non sarà vietato nei locali pubblici, noi continueremo ad assumere e far assumere cinema per via oculare – al buio, film dopo film, anonimi insieme ad altri anonimi che condividono con noi questa assuefazione.
Come Jake ed Elwood, su un’auto di seconda mano che però non si ferma mai, alla ricerca di altri fratelli del blues, potremmo dire (con molta ironia): “We are in mission for God!”
Affitto sala per manifestazioni diverse.
Consulenza e supporto per l’attività cinematografica in generale.
Servizio di programmazione e attività collaterali.
Organizziamo rassegne cinematografiche per enti ed istituzioni;
Realizziamo cineforum, incontri, dibattiti, con supporto critico e didattico, per scuole ed associazioni.
Stahr: “Adesso la donna ha due centesimi, dei fiammiferi e un nichelino. Lascia il nichelino sul tavolo, rimette i due centesimi dentro la borsa. Accende un fiammifero. A un tratto il telefono suona… Alza il ricevitore. Ascolta. Riattacca. Si inginocchia vicino alla stufa, accende un altro fiammifero. Improvvisamente lei si accorge che c’è un altro uomo nella stanza. Un uomo che sta osservando ogni mossa che fa la donna.”
Boxley: “Che succede poi?”
Stahr: “Mah! Non lo so. Stavo solo facendo del cinema.”
Boxley: “Il nichelino a che serviva?”
Stahr (rivolto ad una collega di Boxley): “Jenny, tu sai a che serviva?”
Jenny: “Ah sì… il nichelino serviva per andare al cinema.”
Boxley: “Ma cosa mi paga a fare? Queste strane storie io non le capisco.”
“E invece sì. Se no non mi avrebbe chiesto del nichelino.” [da Gli ultimi fuochi di Elia Kazan]
A Mantova, nell’antica via Sette porte del quartiere “fiera-catena”, a ridosso delle mura della chiesa di Sant’Apollonia, c’era - e c’è tuttora - una piccola sala cinematografica la cui esistenza risale, secondo i documenti d’archivio, all’immediato dopoguerra.
Ma si tratta di preistoria.
La storia del “Mignon”, la nostra storia, è più recente. Essa prende le mosse dal novembre del 1977 quando con Gli ultimi fuochi di Elia Kazan si proiettò una incredibile “prima” in tempi di terze e quarte visioni. Da lì presero il via gli appuntamenti con un cinema “altro”, che poneva come proprio intento quello di promuovere incontri, rassegne, forum. Ossia di vedere film e di parlarne.
Si lavorò sodo nel tempo libero e durante l’estate; prima di quell’autunno vi fu qualche prova tecnica – anche se l’espressione è iperbolica, trattandosi di sporadici tentativi spesso fallimentari. In particolare, si sperimentarono la domenica pomeriggio alcune proiezioni rivolte ai bambini, tradizionale e (forse) infallibile bacino di utenza parrocchiale.
Allora eravamo quattro amici, il locale si chiamava “Cinema teatro Lux”, in ossequio ad una onomastica tradizionale. Come per molti spazi in città e provincia, la sala era caduta in disuso, quasi dimenticata. Ma non per un gruppo di giovani appassionati, e squattrinati, che cercavano ad ogni costo degli spazi per “fare” e che potevano contare soltanto sulla ricchezza di un entusiasmo forse sconsiderato. E questa si presentava loro come una concreta possibilità, nonostante le mura piuttosto malconce, le seggiole di legno, le attrezzature malfunzionanti. Dopo un restyling a dir molto “artigianale”, si partì alla ventura con la nuova denominazione di “Mignon” – per evocare le dimensioni fisiche del luogo, non certo l’investimento emotivo.

Sono trascorsi molti anni; papi e presidenti si sono avvicendati mentre stavamo sui ponteggi (reali e metaforici); gli amici sono rimasti più o meno gli stessi, magari con altri impegni professionali e famigliari, però con una passione inossidabile – quella per il cinema. O meglio, la passione si è trasformata progressivamente in sentimento, come avviene per tutte le passioni non effimere.
Le difficoltà? Tante e varie, come è facile immaginare. Per fortuna, l’entusiasmo è stato sostenuto da gente di cinema che in amicizia si è avvicendata di persona nella piccola sala di via Benzoni per incontrare noi non meno che gli spettatori. Anche qualche riconoscimento pubblico è servito. Fatto sta che il Mignon di Mantova ha avuto il piacere di ospitare registi come Krzysztof Zanussi e Nanni Moretti, Carlo Mazzacurati e Silvio Soldini, Daniele Luchetti e Maurizio Zaccaro, Bruno Bigoni e Giacomo Campiotti, Francesca Comencini e Mimmo Calopresti; attori come Paolo Hendel e Silvio Orlando; sceneggiatori come Franco Bernini e Krzysztof Piesiewicz, collaboratore dell’indimenticato Kieslowski.
Passando dagli anni Ottanta ai Novanta, cioè dal tempo dei cineclub a quello dei multiplex, il Mignon ha insomma doppiato il Capo Horn del Duemila non senza tempeste. E’ quindi lecito affermare che esso ha contribuito a rendere visibile il cinema di qualità, con speciale riguardo verso la produzione italiana, in tempi difficili e non sospetti – sperimentando ogni forma di proposta, da rassegne tematiche a serie di film in lingua originale, dal cineforum per le scuole alle serate conviviali con doni e cotillons (cinematografici), dal doppio-programma alla prima visione.

Così gli “ultimi fuochi” dell’esordio non si sono ancora spenti e, alimentati da nuove sfide, sembrano ardere di rinnovati entusiasmi.



