Eventi e rassegne

Il Cinema Mignon di Mantova, accanto alla normale programmazione di film in prima visione, propone rassegne tematiche ed eventi speciali. Si tratta di iniziative particolari realizzate spesso in collaborazione con associazioni, enti, circoli culturali, con speciali modalità di accesso!

 

Il mio domani

Marina Spada ospite del cinema Mignon di Mantova.
Martedì 29 novembre alle ore 21.00
la regista presenterà IL MIO DOMANI.
Dopo la proiezione, incontrerà il pubblico presente in sala.



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MARINA SPADA - note biografiche
Laureata in Storia della Musica e diplomata alla Scuola d’Arte Drammatica del Piccolo Teatro a Milano, ha iniziato la sua attività professionale nel 1979 come assistente alla regia in Rai e nel cinema nell’84 con il film di Roberto Benigni e Massimo Troisi, Non ci resta che piangere. Negli anni Ottanta ha collaborato con le principali case di produzione pubblicitarie e diretto numerosi servizi televisivi e documentari per l’Italia e per l’estero. Dal 1993 alterna il lavoro di docente presso la Scuola di Cinema di Milano con l’attività di regista. Tra i suoi primi lavori i videoritratti di Arnaldo Pomodoro, Fernanda Pivano, Francesco Leonetti, Gabriele Basilico, Mimmo Jodice, Mario De Biasi e il cortometraggio L’astice con cui ha vinto premi nazionali (tra gli altri il Torino Film Festival) e internazionali. Dopo l’esordio, nel 2002, con il lungometraggio autoprodotto Forza cani, ha girato il suo secondo film Come l’ombra, presentato alle Giornate degli Autori della Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia 2006. Il film, prodotto da Film Kairós, ha partecipato ai maggiori festival internazionali (Toronto, Londra, Mar del Plata, Amburgo, Antalya, Goteborg, Parigi, Linz, etc.) ed ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti. Il suo penultimo lavoro Poesia che mi guardi, un documentario sulla poetessa Antonia Pozzi, è stato presentato in anteprima alla 66° Edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia e uscito in sala nel novembre 2009.

 

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NOTE DI REGIA
«Con IL MIO DOMANI ho voluto porre lo sguardo su una donna che vive oggi a Milano, una donna simile a molte altre che vivono nelle città del mondo e nella quale tante e tanti si possono rispecchiare. Mi interessava raccontare la vita di Monica, una donna apparentemente serena e realizzata nel momento in cui inizia la storia, ma gli accadimenti rimescolano il suo incerto equilibrio personale e professionale, faticosamente costruito. Il retaggio familiare è per lei un ostacolo alla costruzione della sua identità femminile. Monica non è in grado di accettare questa identità fino in fondo perché percepisce nell’essere donna una diminuzione di valore: è un sentimento che le proviene dal rancore che il padre nutre per la madre, per questo non si è mai costruita una famiglia e vive i sentimenti in modo difficoltoso. Monica infatti crede di aver trovato un equilibrio accettabile concentrandosi nel lavoro e nella relazione con il suo capo, che non la obbliga ad un vero impegno. Come tutti è legata alla propria storia in bilico tra odio e amore, coazioni a ripetere e desiderio di libertà, in sostanza a tutto ciò che alimenta la vita di ognuno e i suoi conflitti, ciò con cui prima o dopo ci si trova a misurare se stessi. Monica ha cercato un riscatto dalla condizione familiare studiando e
allontanandosi dal paese della bassa padana dove è nata: oggi si occupa di consulenza filosofica, una pratica che, come altre, spesso può diventare uno strumento di manipolazione. Il sapere e la conoscenza sono oggi elementi decisivi nei rapporti di lavoro e nella produzione di lavoro. Non solo il sapere scientifico ma anche quello umanistico e relazionale. Le sue lezioni sono un momento di formazione, e spesso di mistificazione, usato dalle aziende per giustificare scelte a volte poco etiche.
La risoluzione di alcuni suoi rapporti e lo smarrimento che ne consegue le pongono domande a cui si trova obbligata a dare una risposta. Questa risposta la porterà al superamento del rancore e alla costruzione del cambiamento e di una identità consapevole. La narrazione procede per sottrazione, ho voluto che le immagini lasciassero aperta la lettura dei piani molteplici di significato insiti negli accadimenti, stimolando lo spettatore ad una osservazione non inerte. Lo spazio della messa in scena vuole essere anche spazio emotivo di rispecchiamento e ripensamento della realtà rappresentata.
Non è una questione di stile: vorrei mettere lo spettatore nella condizione di cogliere in modo più intenso la vita rappresentata dalla materia cinematografica.» (Marina Spada)