Eventi e rassegne

Il Cinema Mignon di Mantova, accanto alla normale programmazione di film in prima visione, propone rassegne tematiche ed eventi speciali. Si tratta di iniziative particolari realizzate spesso in collaborazione con associazioni, enti, circoli culturali, con speciali modalità di accesso!

 

ma che Storia...

MARTEDI 1 MARZO 2011 - ORE 21.15
anteprima alla presenza dell'autore


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Titolo originale: Ma che Storia… Regista: Gianfranco Pannone. Anno di produzione: 2010. Durata: 78'. Tipologia: documentario. Genere: sociale/storico. Paese: Italia. Produzione: Cinecittà Luce, in collaborazione con Produzione Straordinaria. Formato di produzione: colore e bianco/nero. Soggetto: Gianfranco Pannone. Sceneggiatura: Gianfranco Pannone. Musiche: Ambrogio Sparagna. Montaggio: Angelo Musciagna. Fotografia: Tarek Ben Abdallah. Suono: Marco Furlan e Andrea Malvasi. Aiuto regista: Nathalie Giacobino. Voce: Roberto Citran, Roberto De Francesco, Leo Gullotta. Contributo: Ugo Gregoretti. Ricerche d’Archivio: Giovanna Rendi. Organizzazione: Maura Cosenza.

"Questo è un film-miracolo nato in pochi mesi e realizzato con passione e tenacia. Un film di montaggio che racconta il difficile percorso dell'Unità d'Italia. Mi auguro che lo possano vedere in tanti, i giovani anzitutto, per discuterne, giudicarlo e anche per criticarlo; anche perché "ma che Storia" vuole essere soprattutto un film provocazione su un paese, il mio, che amo e odio e che comunque, malgrado tutto, ha molto da raccontare.
Mi chiamo Gianfranco Pannone. Nella vita faccio il regista, in particolare realizzo documentari con uno sguardo personale. Credo nel cinema d'autore, ma a patto che comunichi con un pubblico abbastanza vasto. Un'utopia? Non penso. E' possibile coniugare uno sguardo personale sul mondo con la voglia di comunicare. Insegno Cinematografia documentaria al Dams di Roma 3 e sono responsabile del corso di regia del documentario alla Act (Accademia del cinema e della televisione) di Cinecittà. Curo la rubrica Docbox sulla rivista online www.ildocumentario.it"

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Dopo le polemiche sollevate da Il Sol dell’Avvenire(2008), film che ispirandosi al libro di Giovanni Fasanella e Alberto Franceschini "Che cosa sono le BR", è tornato a 40 anni di distanza ad occuparsi delle radici politico-ideologiche delle Brigate Rosse, Gianfranco Pannone, regista e documentarista campano, che afferma di ispirarsi a classici e nobili modelli come Rossellini, De Seta e Stanley Kubrick, con questa sua ultima fatica ha tessuto un racconto storico vivace e ricco di documenti eterogenei (reportage di regime già confezionati come la biografia di Mazzini, la morte di Verdi, l’incontro tra Mussolini e D’Annunzio, spezzoni dal carattere fortemente provocatorio ed immagini che provengono dall’archivio dell’Istituto Luce) sostenuto sia dalle parole di poeti ed intellettuali di varia estrazione sociale come Leopardi, Bobbio, Sciascia, Arbasino, Pascale e Gregoretti, che dalle suggestive melodie recuperate dall’etnomusicologo Ambrogio Sparagna. Anzi, proprio a livello musicale, la pellicola, che alterna – spesso armoniosamente, talvolta in modo brusco – note verdiane e canzoni popolari, propone un’interpretazione storica capace di far emergere le contraddizioni che dividono il nostro paese e che allontanano sempre più il Nord dal Sud e il centro da quella sconfinata periferia in cui sopravvivono ancora le culture locali. Discordanze che suggeriscono, in sostanza, come la celebrata unità nazionale sia ad oggi tutt’altro che completata. Almeno per quel che concerne l’aspetto di una cultura immediatamente riconoscibile. A tal proposito lo stesso autore ha detto «Sono partito dalla tradizione del canto popolare perché, escluso dal palcoscenico di una rivoluzione borghese, è con questo mezzo che il popolo ha sempre espresso la sua gioia e il suo dolore». Canti antichi più o meno noti alle genti a cui appartengono per tradizione, ma che sono ancora in grado di evocare avvenimenti solenni, gioiosi e molto spesso anche tragici. Melodie che suonano come un moto di fiera ribellione nei confronti di chi desidera imporre forme sociali che non tengono conto dei diritti sovrani di una comunità.

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Ed è da questa angolazione che Pannone rilegge alcune specifiche vicende italiane (nella successione vorticosa degli eventi mostrati vi sono momenti simbolici come la strage di Piazza Fontana o l’omicidio Moro, ma pure dimenticanze ponderate come quella relativa alle lotte operaie degli anni post-sessantotteschi «Il film salta gli anni ’70 [...], perché sono un periodo assai complesso che vorrei tornare a trattare a parte» afferma a tal riguardo il regista), accostandole all’attualità. All’insegna del motto «Il popolo non fa solo folklore, ma anche la storia», il cineasta di Napoli, materializzando i complicati e vitali rapporti che legano tra di loro luoghi e persone, che per quanto secondarie rispetto alle inquadrature non appaiono mai come delle semplici comparse, è riuscito a rintracciare le infinite anime di un paese che, in fondo, nonostante vicende plurisecolari anche traumatiche, hanno conservato una loro vitalità.