VENERDI 27 E SABATO 28 GENNAIO
SPETTACOLI ORE 18.00-20.00- 22.00
DOMENICA 29 ORE 16.00-18.00-21.00

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Morire di sesso e di vergogna: il videoartista Steve McQueen mette in scena Thanatos, non Eros: film ossessivo e dolente; da vedere (Gianni Canova).


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Se il primo film di Steve McQueen, Hunger, parlava di un uomo privato delal libertà, Shame è la storia di un uomo che ha tutte le libertà del mondo occidentale, ma ha fatto del proprio corpo la sua prigione.
Brandon (Michael Fassbender) è un trentenne di successo che vive in un confortevole appartamento di New York. Per evadere dalla monotonia della vita d’ufficio seduce le donne, dividendosi tra una serie di storie senza futuro e incontri di una notte.
Il ritmo metodico e ordinato della vita di Brandon, però, entra in crisi con l’arrivo imprevisto di sua sorella Sissy (Carey Mulligan), ragazza ribelle e problematica. La sua presenza dirompente spingerà Brandon a inoltrarsi nelle pieghe più oscure dei bassifondi di New York, per sfuggire al difficile rapporto con la sorella e ai ricordi che risveglia in lui.
Shame indaga la natura profonda dei nostri bisogni, il modo in cui affrontiamo la nostra vita e le esperienze che ci segnano.

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«Nella cornice di un'algida Manhattan, Shame - riuscitissima opera seconda dell'inglese Steve McQueen, noto artista visuale - pedina il protagonista nel suo progressivo sprofondare nel degrado dopo l'entrata in scena di una sorella sballata, tenera e afflitta da mania suicida. Una battuta accenna a un eventuale dramma familiare, ma Shame non è un film psicologico. Come da titolo, è una dolorosa odissea di espiazione sullo sfondo di un mondo vuoto di valori che McQueen svolge combinando raffinata nitidezza di stile con un'intensa vena emozionale. E se la Mulligan si conferma una delle attrici più interessanti dell'ultima ondata, Fassbender nella sua struggente auto distruttività è semplicemente straordinario. Già insignito a Venezia della Coppa Volpi, è ora in corsa per il Golden Globe e certamente lo ritroveremo nella cinquina degli Oscar.»
(Alessandra Levantesi Kezich, La Stampa, 13 gennaio 2012)

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«Vuoto urbano, vuoto interiore, vuoto domestico. Un grande film, da appaiare a Intimacy di Chéreau per il coraggio e la radicalità con cui scava nel corpo e nei suoi palpiti più segreti i sentimenti meno ovvi e confessabili.» (Fabio Ferzetti - Il Messaggero pubblicata il 13 gennaio 2012)


Mamma, che vergogna...
Michael Fassbender si è detto segretamente sollevato dal fatto che sua madre non ha potuto assistere ad una proiezione di Shame alla Mostra del Cinema di Venezia, nel 2011, perchè chiaramente era imbarazzato dalla sua possibile reazione nei confronti delle numerose scene di nudo dell'attore, che interpreta un sex addict. "Mia mamma sarebbe dovuta venire alla premiere" - ha spiegato Fassbender - "ma grazie a Dio le è venuto mal di schiena all'ultimo minuto. Credo fosse psicosomatico. Per tutta la durata del film ho ringraziato Dio che mia madre non fosse con me, quella sera." In merito alle difficoltà di un ruolo così impegnativo, Fassbender ha spiegato che "non è stato affatto facile spogliarsi e masturbarsi - o almeno fingere di farlo - davanti a degli sconosciuti. Ma è una cosa che si supera, ed è funzionale alla storia del film."

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Niente sesso, siamo londinesi!
Il regista Steve Mcqueen ha rivelato di aver deciso di non ambientare il suo film Shame a Londra perchè non riusciva a reperire abbastanza persone disposte ad aiutarlo per effetturare ricerche sulle sex addictions. Mcqueen ha deciso infatti di partire con Carey Mulligan e Michael Fassbender negli States in modo che potessero effettuare le loro ricerche per i rispettivi personaggi con maggiore libertà. "In Inghilterra non è facile trovare gente che parla di sesso..." ha detto la Mulligan - "Steve ha cercato di scrivere il film a Londra, ma non trovava nessuno disposto a collaborare."

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